.
Annunci online

  lafreccia Informazione libera e diretta
 
Diario
 


laFreccia
Informazione libera e diretta!



lafreccia2005@libero.it



Realizzato dai ragazzi di
ContrariaMente







2 dicembre 2005

Mannino: un delitto da decifrare

Nino Mannino, dal 1961 al 1962 è stato segretario provinciale della Federazione di Palermo della FGCI,dal ’65 al ’66 diventa segretario regionale della FGCI Siciliana. Nel 1968 viene chiamato da Pio La Torre nella segreteria provinciale del PCI come responsabile organizzazione. Nel 1972 diventa segretario del Comitato cittadino del PCI e nel ’74 segretario della Federazione di Palermo,fino al ’78. Viene eletto,dal 1983 al 1992,alla Camera dei Deputati con il Partito Comunista, dove è componente della Commissione Antimafia,prima nella legislatura presieduta dall’On, Alinovi e poi dall’On. Chiaromonte (questa ultima,commissione che da la struttura alla legge Rognoni-La Torre).Dal ’92 al ’93 è segretario della federazione di Palermo del PDS. Nel 1993 viene eletto Sindaco di Carini. Nel 2002 è Presidente del Centro Pio La Torre, carica che conserva fino al recentissimo 15 Aprile 2005.    

Pio La Torre viene descritto come un militante atipico del Pci, un po’ per le modalità della sua azione, un po’ per l’onestà intellettuale che lo contraddistingueva e che lo portò a manifestare sempre la sua opinione, anche quando questa era in contrasto con la linea del partito. Com’era il La Torre dirigente di partito? 

Pio La Torre era una persona caratterizzata da una determinazione che lo portava a perseguire gli obiettivi che si prefiggeva. Ricordo che quando si organizzavano i comizi erano guai se ad ascoltare erano in pochi, si inalberava. Voleva che le cose fossero fatte con la gente, insieme alla popolazione. Non gli piaceva la demagogia. A volte poteva sembrare severo come dirigente, e magari si poteva scambiare questa severità per incomunicabilità. Ma non era così, la verità è che Pio era uno che sapeva rivedere le proprie posizioni, e anche quando ti mandava al diavolo, il giorno dopo ti richiamava per ridiscutere il problema. 

Eletto deputato nazionale nel 1972, nel 1981 La Torre decide di tornare in Sicilia a ridare vigore dall’interno dell’isola alle battaglie politiche e sociali di cui è promotore: quali furono le ragioni che lo spinsero a lasciare il seggio di Montecitorio? 

In quell’anno, l’81 appunto, Pio torna in Sicilia all’indomani della sconfitta elettorale nell’isola che porta alla perdita di qualche seggio. Niente di paragonabile rispetto ad altre più cocenti sconfitte, ma tanto quanto bastava per far sì che il partito siciliano andasse incontro ad un rinnovamento. Io e altri membri del partito siciliano proponevamo Luigi Colajanni per la segreteria regionale , ma La Torre, di sua iniziativa, propose la sua. La sua candidatura fu accolta favorevolmente da tutti. Soltanto il sottoscritto, quella volta, fu contrario, ma ovviamente mi allineai alla decisione della maggioranza. 

 La legge Rognoni-La Torre: un monito a prendere coscienza del fenomeno mafioso rivolto allo Stato e, insieme, un attacco diretto alle attività che sostengono l’economia mafiosa. Si può parlare dell’inizio di un nuovo approccio alla lotta alla mafia? 

Per rispondere a questa domanda userò parole di Francesco Renda (Mannino prende un manualetto e invita a leggere un brano: <<Quel contributo segna una pagina di storia del diritto penale italiano, ma segna anche un monumento di svolta nel costume politico e sociale del paese. Una svolta anche nella stessa direzione politica generale delle istituzioni, in conseguenza di quella nuova norma giuridica secondo la quale l’associazione mafiosa, vista nei suoi reconditi santuari economico-finanziari costituisce un’apposita figura di reato, prima non prevista dal codice penale italiano come non formulata nella legislazione straniera, del diritto nazionale ed internazionale ha fatto un salto di qualità e ha reso possibile ed efficace la perseguibilità non solo morale ma anche penale della mafia>>). Posso dirmi completamente d’accordo con il pensiero del professore Renda. 

Il 30 aprile 1982 Pio La Torre ed il suo collaboratore Rosario Di Salvo vengono assassinati. Oggi gli esecutori materiali dell’omicidio sono stati individuati e condannati. Cosa non è stato ancora detto sul delitto? Cosa si poteva fare, secondo lei, che non è stato ancora fatto? 

Credo che le cause reali del delitto non possano essere quelle che vengono indicate dalla motivazione della sentenza. Tanti sono gli elementi oggettivi che portano a pensare che si deve ancora fare piena luce sul delitto di cui Pio è rimasto vittima, anche relativi ad altri processi. Bisognava cercare di più, analizzare meglio i risvolti che le varie iniziative di Pio avevano avuto. Tutto sommato credo proprio che si potesse fare di più e meglio. 

   Manlio Melluso




permalink | inviato da il 2/12/2005 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     novembre       
 

 rubriche

Diario
Mafia
Politica
Pubblicazioni Aprile 2005
Pubblicazioni Luglio 2005

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Ansa
la repubblica
L'Unità
il Riformista
Antimafiaduemila
il Sole 24 Ore
Libera
ContrariaMente
Centro Pio La Torre
Addiopizzo

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom