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2 dicembre 2005

Intervista a Rita Borsellino

 

Ricordando  Paolo Borsellino si sottolinea spesso il suo attaccamento alla famiglia e il ruolo centrale che essa occupava nella sua vita.

Vuole parlarci della sua infanzia?

In famiglia eravamo quattro fratelli,di cui io la più piccola. Paolo era il secondo e tra noi c’era un rapporto molto particolare,di grande affinità e  complicità. Ricordo che sin da bambini si occupava di me come della sorellina piccola,gli piaceva farmi le coccole.

Spesso per gioco organizzavamo il battesimo delle bambole e Paolo faceva sempre il prete,fin da piccolo ha avuto sempre il ruolo di protagonista. Lui era sempre quello attorno a cui ruotava tutto : nei giochi, tra fratelli, tra compagni di scuola. Era sempre un punto di riferimento per tutti, prendeva la direzione del gruppo perché aveva una spiccata capacità organizzativa,le idee sempre molto chiare.

Qualità che ha avuto modo di sfruttare con il suo lavoro.

Si, lo aiutò molto nel lavoro proprio perché riusciva sempre ad essere chiaro e schematico. Specialmente nei suoi discorsi. Proprio il suo ultimo discorso, fatto nell’atrio della biblioteca comunale,uno dei suoi migliori,era estremamente chiaro,lineare,come se non ci fosse mai una parola fuori posto,perfetto,comprensibile,senza retorica,senza inutili fronzoli.

Torniamo alla sua famiglia : sappiamo che aveva un rapporto molto intenso anche con la madre…

Nostra madre era per lui un punto di riferimento irrinunciabile, essenziale. Anche quando era diventata anziana,con lei parlava tantissimo.

Quando Paolo era procuratore a Marsala volle che la sua famiglia restasse a Palermo,per evitare che la moglie e i figli  subissero un grosso stravolgimento, per dare continuità. E quando Paolo restava per diversi giorni a Marsala spesso allora era mia madre ad andare da lui,e rimanevano insieme due,tre giorni. Capitava che prima di addormentarsi Paolo chiedesse alla mamma di sedersi vicino a lui e di raccontargli di quando era piccolo,come per riscoprire un rapporto d’initmità. E’ una cosa di una tenerezza struggente,che manifestava evidentemente il bisogno di famiglia che era sempre presente in Paolo. Nei 55 giorni che separano la sua morte da quella di Falcone non è un caso che l’unica abitudine che mantenne era proprio quella di andare a trovare sua madre.

Era quindi questa, la sua forza?

Senza dubbio. La forza di Paolo stava proprio nella sua famiglia, nel suo rapporto con figli,fratelli,nipoti. Anche i nipoti erano legatissimi allo “zio Paolo”,per loro era un altro papà. Era capace con tutti i ragazzi di creare un rapporto straordinario attraverso cui,ognuno di loro,si sentiva il preferito. Tutti adoravano lo “zio Paolo” e ognuno si sentiva unico davanti a lui, oggetto di tutta la sua attenzione.

Una piccola curiosità,molti raccontano che avesse l’abitudine di svegliarsi all’alba…

Paolo si alzava presto perché diceva di voler rubare due ore al mondo,e in quelle ore difficilmente lavorava,preferiva dedicarsi a se stesso,alle cose che gli piacevano:curare le sue piante,ad esempio. Paolo aveva delle piante curatissime,mi rimproverava sempre perché io non curavo abbastanza le mie,diceva sempre che avrei dovuto parlare più a lungo con loro.

Tutti sanno quanto la morte di Falcone abbia colpito,cambiato Borsellino. Voi,la sua famiglia, assistevate a questi cambiamenti,vuole parlarcene?

Paolo era rimasto colpito dalla morte di Giovanni Falcone,di un suo amico,ma era altrettanto colpito dalla morte di Francesca,che era anche lei una sua amica,pensate che era stata sua compagna di scuola alle medie. Paolo viveva non soltanto la perdita dei suoi amici,ma anche la consapevolezza,la certezza,della sua morte. Tutte queste cose lo avevano trasformato. Di Paolo ho un ricordo di una persona allegra,capace di esorcizzare ogni momento,attraverso uno scherzo, una battuta…dopo la morte di Giovanni tutto questo scomparve. Aveva sempre questo viso preoccupato,addolorato. Ma soprattutto pensoso,quasi come se già vedesse ciò che c’era dopo.

Mutò anche il suo atteggiamento nei confronti della famiglia?

Penso che negli ultimi giorni della sua vita volesse fare uno strano esercizio per distaccarsi e farci distaccare da lui,come per abituarci a vivere senza di lui. Lo fece soprattutto con mia madre,con cui era sempre stato affettuoso e tenero, mi accorsi che in quei giorni cercava di essere freddo,distaccato. Ricordo che mi accorsi subito di questa sua trasformazione,andai da lui e gli dissi “Ma non vedi che la mamma soffre ancora di più per questo tuo atteggiamento?”

Si racconta spesso di come Borsellino,in quei 55 drammatici giorni che separano le due stragi,dicesse continuamente “devo fare presto” …

“Devo fare presto,perché non ho più tempo” : Lo diceva sempre anche a noi,quando lo pregavamo di allentare un po’,perchè pensavamo non potesse reggere a quei ritmi. Dopo la morte di Giovanni lui cominciò una vita affannosa,sepolta dalla fretta di lavorare,con ritmi impossibili,non aveva più tregua lavorava di giorni e di notte. Al funerale di Giovanni Falcone vi erano magistrati di tutta Italia. Paolo,ci raccontarono dopo i suoi amici,salutandoli disse ad ognuno “la prossima volta verrete per me”. E non solo. A noi familiari non lo disse,ma a molti amici confessò di sapere che a Palermo era arrivato il tritolo destinato a lui. Per lui era come un fatto normale,non diceva mia “se mi ammazzano”,ma “quando mi ammazzeranno”,ne era sempre cosciente.

Molti le avranno chiesto perchè mai, visto com’era cosciente del pericolo,Paolo Borsellino non si mise in salvo,non abbandono tutto…

E’ una domanda frequente infatti. Paolo non sarebbe mai venuto meno al suo impegno. E poi vi era una sorta di debito morale nei confronti di Giovanni.


Elena Piazza




permalink | inviato da il 2/12/2005 alle 18:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


2 dicembre 2005

Le parole di un figlio

 



Penso che di mio padre debba ricordarsi soprattutto la sua bontà d’animo, essendo egli una persona fondamentalmente buona e carica di una sconfinata umanità.

La sua generosità era senza limiti: avevo quindici anni quando mi chiese di regalare il mio motorino al figlio di una vedova il cui marito era morto in una strage di mafia in quanto gli necessitava per recarsi in una borgata di Palermo ove svolgeva l’attività di panettiere; ad un collaboratore di giustizia, lo stesso che tra il ’91 e il ’92 gli rivelò di essere stato incaricato dalle famiglie del trapanese di organizzare ed eseguire il suo assassinio, forniva personalmente  le lamette, la schiuma da barba e le sigarette, in un periodo storico in cui, è importante evidenziarlo, mancavano del tutto le agevolazioni di cui oggi essi usufruiscono.Nonostante gli impegni di lavoro, trovava sempre il tempo di stare in famiglia, di seguire personalmente le nostre attività, fossero esse di studio o ludiche. È indelebile il ricordo dell’amore e del trasporto con cui mi fece ripetere le mie prime materie universitarie- analogamente accadde con mia sorella Fiammetta-, dedicandomi intere serate prima degli esami.

Era premuroso, era sempre presente non solo per i familiari ma anche per i tanti cugini e parenti collaterali. Di fatto egli cresceva e seguiva come fossero suoi i sette figli della sorella più grande, rimasta vedova prematuramente e non economicamente in grado di sostenere una così numerosa famiglia.

Giova evidenziare che io e le mie due sorelle non siamo stati mai né viziati né agevolati, piuttosto “responsabilizzati” di fronte a situazioni molto più grandi di noi, si che al momento della sua morte può dirsi che eravamo al nostro modo “preparati”, preparati da un padre che tutto avrebbe potuto desiderare fuorché lasciarci orfani così giovani. Sin dai primi giorni successivi alla sua morte, infatti, circolava la voce che egli fosse andato incontro “rassegnato” a questo infausto destino. Bene, ciò non corrispondeva affatto a verità: mio padre amava in modo viscerale la vita e le tante piccole o grandi sorprese che questa ci riserva, sì da apparirmi inverosimile che egli andasse incontro alla morte ritenendola in quel momento un evento ineluttabile.

In verità abbiamo assistito alla morte di un uomo lasciato solo in un momento storico in cui occorreva massima coesione e distribuzione delle responsabilità, anche all’interno degli uffici giudiziari.

Tuttavia noi non abbiamo alcun rammarico, poiché se la morte di mio padre, unitamente a quella di altri servitori dello Stato, è servita a svegliare dal torpore tante coscienze, ciò ci ripaga della sua assenza.

Dopo tutti questi anni ciò che manca maggiormente del Paolo Borsellino uomo, padre e marito- sul punto spiace ripetermi- sono la sua bontà d’animo e la generosità di spirito che lo contraddistinguevano.

Ci ha lascito un grandissimo patrimonio morale e ci ha insegnato ad essere umili: i meriti erano sempre degli altri, non si atteggiava mai a protagonista ed era privo di qualsiasi ambizione, a tal punto da non manifestare quell’interesse di coprire quell’incarico di Super Procuratore Antimafia che, subdolamente, rappresentanti del Governo di allora avevano lui proposto, rimanendo prioritaria per lui la sua vicinanza alla sua famiglia e alla sua Palermo.

È evidente quanto sia stato forte il desiderio di avere un padre così al nostro fianco nei momenti in cui ci siamo trovati a fronteggiare situazioni molto più grandi di noi, nel momento in cui abbiamo scelto ciascuno di servire, seppure in amministrazioni diverse, lo Stato, quello Stato che non seppe essere in grado di difendere e proteggere uno dei suoi figli migliori ma che mio padre ha sempre rispettato e onorato e ci ha sempre insegnato a rispettare e onorare, nel momento in cui avremmo avuto bisogno di un suo consiglio o anche solo di uno sguardo.

Sono tuttavia convinto che io, le mie sorelle e mia madre, abbiamo seguito la strada che lui ci aveva tracciato. La nostra fede ci rende sicuri del fatto che un giorno lo rivedremo, bello e sorridente, come lo ricordiamo sempre.

                                              Manfredi Borsellino  




permalink | inviato da il 2/12/2005 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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