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ContrariaMente







2 dicembre 2005

Pio La Torre: I giovani scoprono un grande uomo



<<C´è un bisogno ormai chiaro e visibile di uscire di casa, rompere la monotonia e vivere una vita culturalmente più intensa. Ci sono forze disposte a lavorare, ad essere protagoniste, energie giovanili tradizionalmente emarginate da una politica culturale miope dei gruppi dirigenti locali; bisogna farle scendere in campo aperto...>>. Queste parole di La Torre hanno rafforzato la nostra motivazione, convincendoci ancora di più a rendere concreti i nostri studi.

L´Associazione ContrariaMente nasce con lo scopo di promuovere studi e iniziative concernenti aspetti e problemi della Nostra Sicilia, così da poter essere strumento di informazione e sensibilizzazione per i giovani di questa amara terra, che spesso preferiscono essere semplici spettatori della vita anziché fautori di un cambiamento che uomini come Pio La Torre avevano avviato. ContrariaMente cerca di dar vita ad attività che provengono dall´unione delle idee,degli interessi e dei valori provenienti dai giovani che la compongono.

Ormai da molto tempo la nostra associazione collabora e trova appoggio nel Centro Studi Pio La Torre, ed è grazie a persone come l´On. Nino Mannino e il nuovo Presidente del Centro Vito Lo Monaco, che abbiamo integrato nelle nostre idee e nei nostri principi i valori e la storia di un uomo come Pio La Torre. Così scrive La Torre:<< L´obiettivo ambizioso che ci dobbiamo porre è quello di fare avanzare una nuova leva di quadri. Ma ciò richiede la fusione delle esperienze dei giovani con quelle dei compagni più anziani e una lotta decisa contro l´individualismo e il personalismo per fare prevalere il metodo del lavoro collegiale e della valorizzazione di tutte le competenze>>.

ContrariaMente si riunisce nella sede del Centro La Torre tra i libri e i documenti di questo personaggio ed è stato, inevitabilmente, un po´ per curiosità e un po´ per caso, che questi libri ci siano finiti tra le mani. Tutto inizia così, una sera ci siamo riproposti di mettere su carta questi nostri studi e rendere noto a tutti che i giovani di questa città cercano di crescere e migliorare prendendo esempio da uomini della portata di La Torre.

Ed ecco il nostro modesto opuscolo,che non vuole essere altro che la dimostrazione che la lotta di La Torre e la sua ingiusta morte non sono state dimenticate dai ragazzi.

Abbiamo raccolto in articoli le nostre ricerche i nostri studi e anche in questa elaborazione abbiamo trovato oltre agli infiniti libri che ne raccontano la vita, personaggi come Angelo Capitummino, Eleonora Fais e Nino Mannino che hanno condiviso con noi il loro ancora vivissimo ricordo di questo indimenticabile uomo. Ci siamo rivolti a loro anche perché sappiamo che per comprendere a fondo la vita di un uomo bisognerebbe averla vissuta al suo fianco, ed è proprio quello che queste tre persone ci hanno fatto provare: sono riusciti a farci vivere una pagina di storia che non appartiene al nostro tempo.

Chiedo ai lettori di questo nostro opuscolo di risparmiare le <<giuste>> critiche che possono esser fatte, perché non vogliamo avere nessuna pretesa di completezza, ed è chiaro anche a noi che la nostra giovane esperienza ci ha riservato molte omissioni.

Ciò che ha rafforzato ulteriormente questo nostro progetto è proprio l´elemento che La Torre ha reso esplicito in molti documenti e cioè l´indissolubilità che egli sentiva nel legame tra le idee e l´impegno pratico.

Vorremmo che questa raccolta di idee si diffondesse tra i corridoi delle Facoltà palermitane per fare presa sui ragazzi che ignorano l´importanza di questo combattente, credere nei suoi principi e ridare voce alle sue parole e cercare di riprendere la sua battaglia.

Abbiamo cercato di provare le sue emozioni, immergerci nella sua vita e per un istante lo abbiamo sentito al nostro fianco pronto a riprendere con noi il cammino della sua vita. Vogliamo continuare a ricordarlo e con lui ricordare tutti quegli uomini che si sono battuti per sconfiggere la mafia, sapendo che il ricordo terrà vivo il passato, ognuno di noi con la forza che possiede porterà tra le braccia tutte quelle idee che potranno liberare la Sicilia.

Sono fautrici di emozioni le parole che Enrico Berlinguer disse ai funerali di La Torre e di Di Salvo: <<Nessuno pensi di averci intimidito. Il Partito Comunista Italiano raccoglie la sfida. Vigilerà,combatterà, recluterà nuovi militanti, farà avanzare nuovi dirigenti. Lotterà, attraverso grandi movimenti di massa, ampi, decisi, sollecitando le più larghe alleanze, per mettere fine ai delitti,allo spargimento di sangue; per la giustizia sociale, per uno sviluppo economico sano che assicuri a tutti lavoro; per una unità del popolo siciliano che isoli reazionari e mafiosi,che permetta di realizzare il risanamento morale,il rinnovamento politico e sociale,la piena attuazione, nella pace, della autonomia siciliana e dei suoi scopi>>. Sarebbe utile per ogni ragazzo che si affaccia alla vita, tenere strette queste parole e farle proprie, perché, indipendentemente dalle proprie opinioni politiche, questo discorso sembra quasi accomunarci tutti.

L´opuscolo cerca di delineare la vita e i principi fondamentali che La Torre ha perseguito per tutta la sua esistenza. Abbiamo provato a spiegare la legge Rognoni-La Torre, ricordare il periodo che ha trascorso in carcere, la sua lotta a fianco dei braccianti, il suo impegno per la pace, fino ad arrivare alle vicende del suo assassinio.

Dice La Torre:<<Noi ci battiamo,dunque, per avviare un processo nuovo di sviluppo dell´economia e della società che possa garantire una vita migliore a tutti i siciliani. Prefiguriamo un tipo di società in cui possano essere soddisfatte le aspirazioni, le esigenze e i bisogni delle nuove generazioni,dei giovani e delle ragazze siciliane>>.

 
                                                                     
Nelli Scilabra




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2 dicembre 2005

Mannino: un delitto da decifrare

Nino Mannino, dal 1961 al 1962 è stato segretario provinciale della Federazione di Palermo della FGCI,dal ’65 al ’66 diventa segretario regionale della FGCI Siciliana. Nel 1968 viene chiamato da Pio La Torre nella segreteria provinciale del PCI come responsabile organizzazione. Nel 1972 diventa segretario del Comitato cittadino del PCI e nel ’74 segretario della Federazione di Palermo,fino al ’78. Viene eletto,dal 1983 al 1992,alla Camera dei Deputati con il Partito Comunista, dove è componente della Commissione Antimafia,prima nella legislatura presieduta dall’On, Alinovi e poi dall’On. Chiaromonte (questa ultima,commissione che da la struttura alla legge Rognoni-La Torre).Dal ’92 al ’93 è segretario della federazione di Palermo del PDS. Nel 1993 viene eletto Sindaco di Carini. Nel 2002 è Presidente del Centro Pio La Torre, carica che conserva fino al recentissimo 15 Aprile 2005.    

Pio La Torre viene descritto come un militante atipico del Pci, un po’ per le modalità della sua azione, un po’ per l’onestà intellettuale che lo contraddistingueva e che lo portò a manifestare sempre la sua opinione, anche quando questa era in contrasto con la linea del partito. Com’era il La Torre dirigente di partito? 

Pio La Torre era una persona caratterizzata da una determinazione che lo portava a perseguire gli obiettivi che si prefiggeva. Ricordo che quando si organizzavano i comizi erano guai se ad ascoltare erano in pochi, si inalberava. Voleva che le cose fossero fatte con la gente, insieme alla popolazione. Non gli piaceva la demagogia. A volte poteva sembrare severo come dirigente, e magari si poteva scambiare questa severità per incomunicabilità. Ma non era così, la verità è che Pio era uno che sapeva rivedere le proprie posizioni, e anche quando ti mandava al diavolo, il giorno dopo ti richiamava per ridiscutere il problema. 

Eletto deputato nazionale nel 1972, nel 1981 La Torre decide di tornare in Sicilia a ridare vigore dall’interno dell’isola alle battaglie politiche e sociali di cui è promotore: quali furono le ragioni che lo spinsero a lasciare il seggio di Montecitorio? 

In quell’anno, l’81 appunto, Pio torna in Sicilia all’indomani della sconfitta elettorale nell’isola che porta alla perdita di qualche seggio. Niente di paragonabile rispetto ad altre più cocenti sconfitte, ma tanto quanto bastava per far sì che il partito siciliano andasse incontro ad un rinnovamento. Io e altri membri del partito siciliano proponevamo Luigi Colajanni per la segreteria regionale , ma La Torre, di sua iniziativa, propose la sua. La sua candidatura fu accolta favorevolmente da tutti. Soltanto il sottoscritto, quella volta, fu contrario, ma ovviamente mi allineai alla decisione della maggioranza. 

 La legge Rognoni-La Torre: un monito a prendere coscienza del fenomeno mafioso rivolto allo Stato e, insieme, un attacco diretto alle attività che sostengono l’economia mafiosa. Si può parlare dell’inizio di un nuovo approccio alla lotta alla mafia? 

Per rispondere a questa domanda userò parole di Francesco Renda (Mannino prende un manualetto e invita a leggere un brano: <<Quel contributo segna una pagina di storia del diritto penale italiano, ma segna anche un monumento di svolta nel costume politico e sociale del paese. Una svolta anche nella stessa direzione politica generale delle istituzioni, in conseguenza di quella nuova norma giuridica secondo la quale l’associazione mafiosa, vista nei suoi reconditi santuari economico-finanziari costituisce un’apposita figura di reato, prima non prevista dal codice penale italiano come non formulata nella legislazione straniera, del diritto nazionale ed internazionale ha fatto un salto di qualità e ha reso possibile ed efficace la perseguibilità non solo morale ma anche penale della mafia>>). Posso dirmi completamente d’accordo con il pensiero del professore Renda. 

Il 30 aprile 1982 Pio La Torre ed il suo collaboratore Rosario Di Salvo vengono assassinati. Oggi gli esecutori materiali dell’omicidio sono stati individuati e condannati. Cosa non è stato ancora detto sul delitto? Cosa si poteva fare, secondo lei, che non è stato ancora fatto? 

Credo che le cause reali del delitto non possano essere quelle che vengono indicate dalla motivazione della sentenza. Tanti sono gli elementi oggettivi che portano a pensare che si deve ancora fare piena luce sul delitto di cui Pio è rimasto vittima, anche relativi ad altri processi. Bisognava cercare di più, analizzare meglio i risvolti che le varie iniziative di Pio avevano avuto. Tutto sommato credo proprio che si potesse fare di più e meglio. 

   Manlio Melluso




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2 dicembre 2005

Occorre voltare pagina



Non immaginava tutto quel clamore l’allora ventunenne Salvatore Cucuzza, quando assassinò il segretario regionale del PCI Pio La Torre. Non sapeva nemmeno chi aveva ucciso e perché (lo apprese solo più tardi nel pomeriggio dalla prima pagina de “L’Ora”). Eppure conosceva benissimo i nomi dei suoi complici.

Grazie a queste rivelazioni, il 28 giugno dell’anno scorso, Nino Madonia e Giuseppe Lucchese vengono condannati all’ergastolo per avere eseguito materialmente il duplice delitto di cui in questi giorni cade il ventitreesimo anniversario.

E’ questo l’ultimo atto di grande rilievo della vicenda processuale La Torre-Di Salvo. Soltanto una settimana dopo anche l’anziano boss di Partinico Nenè Geraci, sfuggito al primo processo per un errore materiale (il suo nome saltò dal capo di imputazione), verrà condannato all’ergastolo come uno dei mandanti assieme a tutta la Cupola provinciale di Cosa Nostra, già condannata con sentenza definitiva nel 1995.

Trarre un bilancio giudiziario di tutta questa vicenda non è cosa semplicissima. Sono stati celebrati quattro processi, il secondo riguarda lo stesso Cucuzza, condannato a dodici anni con il rito abbreviato e il riconoscimento dell’attenuante della “collaborazione”, sono stati condannati i mandanti e gli esecutori, eppure sull’agguato di piazza Generale Turba aleggiano ancora parecchie ombre.

Alcuni collaboratori di giustizia, citiamo Francesco Marino Mannoia, Giovanni Brusca e lo stesso Cucuzza, anche se in forme diverse hanno parlato di mandanti di esterni, di ruolo di manovalanza svolto dalla mafia e dell’omicidio La Torre da inserirsi nei grandi misteri d’Italia.

L’avvocato di parte civile Fausto Amato, dopo la sentenza di condanna di Lucchese e Madonia, ha addirittura invitato gli inquirenti a cercare i mandanti fuori dalle fila di Cosa Nostra e lo stesso Pubblico Ministero Nino Di Matteo ha ammesso che <<gli elementi acquisiti fanno pensare ad una convergenza di interessi anche se non consentono l’azione penale>>.

Cosa pensare dunque? Che forse non tutto è stato chiarito, che ancora piena luce non è stata fatta e che forse bisognerebbe tornare a Giovanni Falcone e alle sue lucidissime riflessioni a proposito dei delitti politici La Torre e Mattarella: “Esiste una singolare convergenza di interessi mafiosi e di oscuri interessi attinenti alla gestione della cosa pubblica, fatti che non possono non presupporre tutto un retroterra di segreti e inquietanti collegamenti, che vanno ben al di là della mera contiguità e che debbono essere individuati e colpiti se si vuole davvero voltare pagina”.  

Marco Frasca Polara 




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